Ecco da dove provengono le sabbie nella parte terminale del porto di Pesaro. Basta leggere l’interrogazione presentata in consiglio regionale il 5 maggio 2015.

portoDal sito Vivere Pesaro del 5 maggio 2015.
Interrogazione presentata dal consigliere regionale Luca Acacia Scarpetti, con carattere di urgenza, circa la recente problematica dell’insabbiamento del porto di Pesaro, nella sua parte terminale e non al suo ingresso.
Se prima era un forte dubbio, la recente certificazione Arpam non pone più interrogativi: vengono dal fiume Foglia, e non poteva essere diversamente, i limi che hanno insabbiato la parte terminale del porto di Pesaro.

La domanda ora però sorge spontanea: perchè in oltre 200 ani di vita del porto e del canale Albani non era mai successo prima? Le motivazioni sono quelle di cui all’interrogazione presentata, su cui chiedo verifica tecnica alla giunta. Si parla infatti di milioni di euro di danni, che qualcuno dovrà risarcire.

OGGETTO: Insabbiamento parte terminale porto di Pesaro

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA E ORALE CON CARATTERE DI URGENZA
ad iniziativa del Consigliere regionale Luca Acacia Scarpetti GRUPPO CONSILIARE IDV

Premesso che non le sara’ sfuggito grazie all’ampio recente dibattito pubblico, che il vecchio porto di Pesaro si è recentemente insabbiato, mettendo almeno 80 imbarcazione a rischio;

Premesso che circa questo insabbiamento, vi sono degli aspetti decisamente atipici, inusuali e completamente diversi dal problema insabbiamento abituale delle bocche portuali, comune a tutte le infrastrutture marine;

Premesso che il porto di Pesaro si è insabbiato quindi non nella parte iniziale a mare, ma nella parte terminale, lontana oltre 400 mt dalla sua imboccatura, proprio sotto lo sfogo di un vecchio canale artificiale effluente del fiume foglia;

Premesso che un insabbiamento in tale tratto non si era mai verificato nella secolare storia del porto, si da far ricercare le cause, in qualche recente novità intervenuta;

Premesso che da indagini esperite dallo scrivente consigliere e da testimonianze popolari raccolte, sembra che la ditta che recentemente ha posizionato una turbina idroelettrica presso il vecchio mulino di Chiusa di Ginestreto, lungo il fiume Foglia, su concessione del consorzio bonifica Valle Foglia ( Ente regionale), nei suoi due anni di vita, non abbia mai aperto la saracinesca bassa appositamente realizzata per lasciar passare detriti e terre di piena.

Premesso che dopo 220 anni di funzionamento ininterrotto ed in equilibrio della chiusa di Ginestreto, il fiume oggi si presenta, come desumibile dalle foto allegate, nella seguente situazione:

A) il bottaccio della chiusa competamente riempito da ghiaie fluviali, si da aver occupato gli abituali 4 mt circa di riserva di acqua;
B) il fiume riempitosi per oltre 200 mt a monte della chiusa, con pianori fluviali di ghiaia mai esistiti prima, costretto a spostarsi a destra della sede abituale per oltre 20 mt;
C) la posta ciclabile appena costruita nel comune di Montelabbate, quasi competamente mangiata dal fiume, comunque interrotta e quindi inutilizzabile;
D) la balza sinistra a monte della chiusa, parzialmente sparita a causa di uno straripamento ove mai nella sua storia il fiume era straripato;
E) questa anomala esondazione, ha letteralmente mangiato un campo di terra e soprattutto limi, in quanto trattavasi di ex cava di ghiaia degli anni 70/80, trascinando a vale e quindi in mare, migliaia di Mc di limi;
F) questo straripamento anomalo, ha provocato la distruzione di parte di condotta idrica della valle del foglia, che impatterà violentemente sugli agricoltori della valle, nell’imminente stagione estiva, così come impatterà sempre sugli stessi agricoltori la mancata funzione idraulica del bottaccio, ridottasi di almeno l’80% della sua capacità idrica;

Considerato inoltre che il fosso del Vallato, effluente del fiume foglia, nasce proprio a valle della chiusa di Ginestreto, e’ verosimile pensare che tanto di quel limo sia finito nel porto a causa della cattiva gestione della chiusa;

Considerato che tale possibilità e’ stata certificata dall’Arpam di Pesaro, la quale ha dimostrato che i limi analizzati nella parte di porto in piena, sono gli stessi di quelli del fiume Foglia;

Considerato che la ditta che gestisce la turbina “de quo” è una ditta privata che con un appalto molto vantaggioso si è assicurata per 20 anni la gestione estremamente redditizia della centrale idroelettrica;

stante

quanto sopra pur nelle more di una valutazione finale, da redigesti da parte dell’Arpam regionale o dall’organismo che la giunta reputerà più opportuno

interroga la S.V. ILL.MA

per sapere come intende procedere la Regione Marche nei confronti del privato gestore, per il ripristino dei danni provocati alle seguenti infrastrutture:
– pista ciclabile fluviale di Montelabbate (suo ripristino)
– condotta idrica Val del Foglia (suo ripristino)
– insabbiamento parte finale del porto di Pesaro (suo ripristino)

per sapere come intende procedere la Regione Marche, al fine di scongiurare il ripetersi degli eventi segnalati.

da Luca Acacia Scarpetti
Consigliere regionale IDV

Ecco da dove provengono le sabbie nella parte terminale del porto di Pesaro. Basta leggere l’interrogazione presentata in consiglio regionale il 5 maggio 2015.ultima modifica: 2015-07-22T08:29:18+02:00da acaciascarpetti
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